Come gran parte dei marchi contraffatti in Cina anche quello del PCC è un falso: il partito al potere a Pechino è tra i più elitari del mondo.Per la gran parte degli occidentali che non sono mai stati in Cina la sola parola Partito Comunista - che è al governo del Paese - evoca l'immagine di un regime a partito unico di sinistra che trae godimento dal togliere il benessere ai ricchi per darlo ai poveri.La verità non potrebbe essere più distante. Nonostante il nome ufficiale e certamente l'ideologia, il Partito Comunista Cinese (PCC) odierno è forse tra i partiti più elitari e di destra che si possano trovare tra i governi del mondo. Quasi tutti i principali leader cinesi si sono formati nelle università per le élite cinesi. Il presidente Hu Jintao, per esempio, ha una laurea in ingegneria idraulica dell'Università Tsinghua, l'equivalente cinese dell'Mit.Se si guarda all'appartenenza sociale dei 76 milioni di iscritti al Partito Comunista, si noterà che il 70 per cento di questi sono rappresentanti del governo, dirigenti, professionisti, laureati, e addirittura capitalisti (proprietari cinesi di aziende). Una bella differenza con il 1979, quando il 70 per cento degli iscritti era composto da contadini e operai.La sconvolgente trasformazione del PCC, che in sole tre decadi è passato da partito dei poveri a partito dei ricchi, è una storia che Pechino non vuole si racconti. Questo però non è solo un dato innegabile, ma anche uno dei segreti del successo del partito.Poco dopo la sua salita al potere nel 1979, Deng Xiaoping si rese conto che la modernizzazione economica della Cina avrebbe avuto bisogno di un quadro di tecnocrati ben formati. Per questo impose riforme specifiche al fine di reclutare nel partito simili figure con responsabilità manageriali. Gli sforzi del partito per cooptare le élite sociali si andarono poi ulteriormente rafforzando in seguito al crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, quando i governanti di Pechino si resero conto che il PCC doveva potenziare la sua base sociale attraverso l'assorbimento nelle sue fila di una élite sociale variegata fatta di professionisti, professori, studenti universitari e capitalisti emergenti. Fu una mossa strategica previdente. I leader del partito avevano capito che queste élite sarebbero potute diventare nemici potenti se non si fosse dato loro un certo status politico e privilegi. Allo stesso tempo, a causa della mancanza di educazione e di capacità, le opportunità di promozione per gli operai e i contadini iscritti al partito si facevano sempre più remote. Il partito smise di reclutare nelle campagne e nelle fabbriche e iniziò a corteggiare insistentemente i neo laureati e gli imprenditori privati.Ovviamente un partito dei ricchi e delle élite è un partito per i ricchi e per le élite. E non c'è settore in cui la natura elitaria del PCC emerge con tanta evidenza come in quello economico e delle politiche sociali. La Cina è un paese senza tasse sul capitale, senza (veri) sindacati o ammortizzatori sociali. I costruttori con buone conoscenze possono facilmente ottenere prestiti dalle banche di Stato e ottenere virtualmente le terre espropriate dai governi locali ai contadini impotenti.Quasi tutti i figli dei leader del partito sono dirigenti di aziende private o di imprese di Stato. In Occidente i migliori amici del PCC sono gli amministratori delegati delle 500 aziende Fortune o i tycoon di Wall Street e non i leader sindacali o quelli dei partiti di sinistra.Come la gran parte dei marchi occidentali contraffatti in Cina, anche il marchio comunista è un falso. A giudicare dai suoi iscritti e dalle sue politiche il Partito Comunista Cinese potrebbe essere decisamente rinominato Partito Capitalista Cinese.
traduzione di Alessandra Pugliese
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