Il dibattito sulla presenza del crocifisso nelle scuole è viziato a mio avviso da un equivoco di fondo: quello che il crocifisso sia il simbolo di una religione. Questo fraintendimento ha permesso a persone che non brillano per perspicacia di stendere una sentenza che contiene dettagli tra il grottesco e il demenziale. Il Cristo crocifisso infatti non è solo il simbolo della religione cristiana e della confessione cattolica. Se così fosse perfino quei giudici così superficiali e ignoranti avrebbero un po’ di ragione. Il Cristo crocifisso invece è anche il simbolo di un credo filosofico e di una vicenda storica esemplare e irrinunciabile dal punto di vista dei valori che fondano la civiltà occidentale.E’ il ricordo della predicazione del perdono, della centralità della persona e della dignità del lavoro, perché chi meglio di un uomo-Dio con le mani incallite dall’attività svolta nella botteguccia del padre avrebbe potuto insegnare l’importanza dell’impegno quotidiano nella propria attività ?E’ l’attestazione della nascita e dello sviluppo di una civiltà che ha saputo creare benessere, libertà e rispetto per l’altro solo perché basta sui valori divulgati da questo uomo che noi cristiani crediamo essere anche Dio. Un Dio come noi, cha ha saputo scendere tra noi e soffrire come noi senza rimanere sussiegoso e nullafacente nei cieli.Cristo è per tutti, e non può essere altrimenti, un leader carismatico di impressionante grandezza. Un leader però che nello stesso tempo è stato anche tradito, umiliato, offeso, sbeffeggiato, chiuso in un angolo senza via d’uscita. Uno insomma che ha provato nella vita tutto quello che molti di noi hanno dovuto subire. Un leader che sa che cosa voglia dire pagare per colpe non sue. Per noi cattolici un Dio che si è fatto uomo, per tutti un leader che ha nell’umanità della sofferenza la caratteristica che avvicina a lui i suoi seguaci. Un Dio, o un uomo, a cui è stato fatto davvero di tutto e che nonostante tutto ha saputo risorgere. Il Cristo crocifisso insomma è la metafora della vita e della speranza, di una società che non si arrende e sa ripartire, di uomini che cadono e sanno rialzarsi. Cristo è il messaggio vivente del fatto che ogni sconfitta può non essere definitiva. Insomma la metafora di quell’energia che può e deve portare la civiltà verso il progresso. Chi non lo capisce merita soltanto umana compassione. E noi che ne comprendiamo la grandezza ci chiediamo : “Che sia come crediamo figlio di Dio o che non lo sia come credono altri, come si può non ricordare perennemente la sua figura ?” Lanmarco Laquidara .
