Sulla Stampa di oggi, Andrea Romano scrive:
Non meno importanti sono le implicazioni del voto romano per l'intero gruppo dirigente del Partito Democratico, alla cui insipienza si deve la responsabilità di questa sconfitta. Francesco Rutelli è stato un buon sindaco, a suo tempo. Un tempo che risale ormai a più di dieci anni fa, trascorsi i quali dalle parti del PD si è pensato bene di riproporre la stessa identica personalità senza nemmeno provare a cercare una candidatura che fosse espressione di rinnovamento. Di più, il tentativo di staffetta tra Veltroni e Rutelli ha tradito una visione proprietaria delle istituzioni: l'idea che il Campidoglio fosse un bene di famiglia da usare a seconda delle convenienze del momento, un rifugio dove attendere tempi migliori. Il peso che questa rappresentazione familistica di Roma ha avuto su tanti elettori in carne e ossa (non quelli immaginati nei benevolenti salotti capitolini) è confermato dalla vittoria alle provinciali di Nicola Zingaretti: un giovane leader che non viene certo dal nulla e che è stato premiato anche per il segno di novità che la sua candidatura ha saputo esprimere. Far finta che non sia successo niente sarebbe un atto di supremo autolesionismo, per Walter Veltroni e per tutto il gruppo dirigente che con Veltroni ha condiviso scelte e strategie. Nelle due settimane trascorse dal voto del 14 aprile la linea di difesa su cui si è asserragliato il quartiere generale è stata la glorificazione di un recupero elettorale di fatto inesistente (come ha scritto Luca Ricolfi sulla Stampa) e la mancanza di alternative alla leadership di Veltroni, sempre più insofferente alle critiche che gli vengono rivolte. Da oggi la verità è che la strada del PD è ingombra di una generazione politica che ha tentato di sopravvivere a se stessa, finendo per consegnare Palazzo Chigi a Silvio Berlusconi (per la terza volta) e il Campidoglio a Gianni Alemanno.

Tanti continuano a perdere tempo parlando del P.D. e ne sviolinano e sciorinano talmente tante che ognuno può percepire da solo il motivo di tanti fallimenti….non solo dialettici. Parliamo invece di chi terra terra è rimasto a stretto contatto coi problemi e le esigenze della gente e dei cittadini. Lo ha fatto per 5 anni Carrara Libera fino allo sfinimento analizzando le contraddizioni del Pianeta marmo. Ma la soddisfazione più grande giunge oggi dall’operato di un'altra Associazione Cittadina, S.O.S. Carrara che, grazie all’intuito di due grandi colleghi, gli avvocati Macchiarini e Pasquali, regala ai carraresi il più bel dono del Primo Maggio. E’ il dott. Bartolini il Giudice tutto carrarese che in poche pagine di ordinanza sconvolge completamente un modo di fare e di operare. Ma partiamo dalle premesse. Dall’Ordinanza emerge come i Consulenti Tecnici nominati dal Tribunale abbiano espressamente riferito sulla pericolosità per la salute umana del P.M.10, indipendentemente dl valore di soglia e che, nel caso di specie essa è tanto più concreta a seguito della ripetuta violazione dei valori massimi consentiti(227 in Via Frassina!!!). Risulta altresì come il riferimento principale sia al trasporto dei detriti che rappresenta ben l’80% dei trasporti e che su questo giochi non solo la discesa dei camion ma anche la risalita ( la città è sporca è piena di polveri).Risulta infine un aumento territoriale della mortalità rispetto a quella regionale. Su queste basi il Tribunale impone provvedimenti provvisori, salvo altri anche più gravi in futuro. Vediamoli in concreto. L’impianto di lavaggio dovrà essere dotato di un impianto di asciugatura con sbarra che si apra solo ad operazione completata. Entro tre mesi dovrà essere realizzato un ulteriore impianto di lavaggio-asciugaggio dove far confluire anche altri mezzi usati per accedere ai bacini ( fuori strada , mezzi di soccorso, pullman ecc…). Ogni camion deve essere munito di un contrassegno visibile che attesti autorizzazioni e regolarità in tema di antinquinamento. Devono essere realizzati più posti permanenti di controllo per le verifiche ai camion. I 120 viaggi autorizzati per esigenze di sicurezza dell’escavazione devono essere vigilati e verificati. Deve altresì essere effettuato un monitoraggio generale al monte e devono essere asfaltati gli accessi ai bacini. Ma veniamo alla bomba. Potranno essere autorizzati asporti di scaglie e detriti solo quali residui dall’attività corrente. Sono esclusi gli sfruttamenti di ravaneti già consolidati. Ogni strada al monte dovrà essere dotata di canale di scolo laterali. Su ogni strada al monte dovranno essere installati dissuasori e la velocità dei mezzi non potrà superare i 25 Km. Orari. Dovrà inoltre essere redatto uno studio che preveda la distribuzione del disagio del traffico sul territorio. A me pare questa ordinanza sia un ciclone che travolgerà tante cose e tanti uomini. Una cosa è certa è stata premiata la lotta di un gruppo di cittadini che ha lavorato nell’interesse di tutta la città. Io ed i pochi reduci di Carrara Libera ci associamo alla loro gioia ed iniziamo nuovamente a coltivare una speranza per questa città. Sarà un primo maggio vuoto di retorica e con un argomento concreto da coltivare. Per i soliti noti si può dire che, inaspettatamente qualcuno stà iniziando a stanarli e a lasciarli in mutande.

CARRARA. L'agente segreto più famoso del mondo, nelle cave più famose del mondo. Esplosioni, scontri e inseguimenti mozzafiato sui tornanti fra i ravaneti di marmo, nel cuore delle Alpi Apuane dove si scava l'"oro bianco" di Carrara. Le cave decantate da Dante e scelte da Michelangelo, tornano a essere immortalate sul grande schermo, nientemeno che dal mitico agente 007. Eh sì, tornano, perché era il 1937 quando l'attore Amedeo Nazzari salì per la prima volta nel cuore delle Alpi Apuane per le riprese del film «La fossa degli Angeli», in mezzo ai cavatori. Poi ci furono altre due storiche pellicole, e ora è la volta di Daniel Craig, alias James Bond, il personaggio nato dalla penna di Ian Fleming: «Mestiere Cinema srl» (di cui Guido Cerasuolo è responsabile italiano), società produttrice del film «Quantum of Solace» ("Sospiro di sollievo", che è l'ideale prosecuzione di "Casinò Royale"), ha scelto lo scenario delle montagne scavate dalla mano dell'uomo, per ambientarvi alcune delle sequenze più spericolate di questo ventiduesimo capitolo della saga di 007.Dovrebbero anche essere utilizzate alcune comparse locali. Il cast è stellare: oltre all'inglese Daniel Craig, al suo secondo Bond (ha esordito nei panni dell'agente segreto nel precedente film della serie, "Casinò Royale"), la Bond-girl è Olga Kurylenko, modella e attrice ucraina. Il "cattivo" è il francese Mathieu Amalric, Judi Dench veste i panni di «M», Jeffrey Wright è l'agente della Cia Felix Leiter, Gemma Aterton recita la parte di una funzionaria governativa britannica e Giancarlo Giannini interpreta René Mathis. Dopo una presentazione londinese nei famosi Pinewood Studios che hanno sempre ospitato i "ciak" di Bond, questo nuovo film diretto dal regista Dan Bradley, prende forma e sostanza in Italia, per 15-20 minuti complessivi di sequenze da ultimo respiro: a Siena (dove si trova ora la troupe), sul lago di Garda, a Carrara, Massa e in Lucchesia. Tutta la macchina organizzativa, di circa 300 persone, dovrebbe spostarsi anche all'estero fra Europa e Sudamerica, per girare altre parti del film, che inizierà con un rocambolesco inseguimento. Per accogliere il set in terra apuana, dal 26 aprile al 13 maggio, i Comuni di Carrara e di Massa stanno organizzando le misure di sicurezza coordinate dalla prefettura.Il calendario infatti prevede alcuni giorni di riprese al Passo del Vestito in Lucchesia (26-29 aprile), poi dal 30 aprile al primo maggio ad Altagnana di Massa, e infine dal 2 al 13 maggio a Carrara. La troupe alloggerà in vari alberghi di Marina di Massa. Il protagonista sarà blindatissimo durante le riprese: praticamente inavvicinabile, dicono fonti della produzione, soprattutto perché le zone del set saranno off-limits ai cittadini. La prossima settimana scatterà un'ordinanza per la chiusura al pubblico di diversi accessi alle cave, per motivi di sicurezza (data la pericolosità di alcune scene) ma l'attività di trasporto del marmo e di escavazione non sarà compromessa. Il bacino interessato dal film è quello di Fantiscritti, con una cava in particolare, della cooperativa cavatori Canalgrande. L'inseguimento inizia sul Lago di Garda e poi arriva a Carrara: James Bond sfreccia sulla sua Aston Martin, si infila nelle gallerie delle Apuane fino alla cava numero 75, attraversa Canalgrande. Nella sequenza sono coinvolti anche mezzi delle forze dell'ordine. Incidenti, uscite di strada, inseguitori che sparano a Bond.Forse saranno percorsi a tutta velocità anche gli storici Ponti di Vara. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti più saporiti della serie di 007: emozioni, suspense, imprevisti, sorprese. E tanta, tanta azione. A Roma, da alcuni giorni, sono sbarcate all'aeroporto di Fiumicino, direttamente dall'Inghilterra, le armi da guerra che verranno utilizzate nel film: finte, ovviamente, perfette imitazioni per uso scenico, ma così verosibili da rendere necessario trasportarle sotto scorta. L'amministrazione di Carrara, per questo evento, che rilancia sotto il profilo culturale le cave, sta studiando iniziative di corredo, fra cui una miniserie dei film di 007 da proiettare al cinema comunale, con il commento di storici dell'arte. Molti giovani infatti, non conoscono gli esordi del primo James Bond, impersonato dall'attore forse più amato fra tutti quelli che hanno dato il volto all'agente segreto: Sean Connery. E' stato detto che con Daniel Craig c'è un ritorno alle origini. Certo è che Ian Flemig, forse non immaginava tanta fama: per festeggiare i 100 anni dalla nascita del "padre" letterario di 007, sul Garda è stato invitato dal Texas colui che ha ereditato il personaggio: lo scrittore Raymond Benson.Anche Carrara si appresta al suo omaggio culturale e intanto le cave aspettano il "ciak si gira": dall'italiano Nazzari all'inglese Craig sono trascorsi settant'anni. Le cave nel frattempo sono cambiete (i crinali e i fronti di escavazione non sono più gli stessi) ma restano sempre spettacolari: e per questo il grande cinema continua a sceglierle.(16 aprile 2008)Sul sito che annuncia le riprese c'è scritto: "Cominceranno il 4 aprile, e dureranno otto settimane, le riprese italiane di 'Quantum of Solace', ultimo episodio di James Bond, ancora interpretato da Daniel Craig, in uscita nelle sale di tutto il mondo il prossimo 7 novembre. Lo ha annunciato Guido Cerasuolo, produttore della parte italiana del film presentata oggi a Siena, dove si sta già lavorando da dicembre all'allestimento del set e dove la troupe arriverà il 31 marzo per le prime 2 settimane di lavoro. Subito dopo la lavorazione del film si trasferirà, per 15 giorni, sul lago di Garda, poi due settimane a Carrara nella prima metà di maggio, e infine di nuovo a Siena, mentre un'unità separata sarà impegnata da fine aprile a Talamone. La sequenza italiana durerà 15-20 minuti e, riallacciandosi alla fine del precedente episodio 'Casino' Royalé chiuso sul Lago di Como, ripartirà da un inseguimento automobilistico sul Lago di Garda per proseguire tra le cave di marmo di Carrara e arrivare a Siena"
L'abolizione dell'Ici è una vittoria dell'apparenza sulla sostanza. Proprio perché l'imposta riguarda l'80 per cento degli italiani, dovrebbe essere chiaro che gli stessi beneficiari dovranno pagare in altre forme quello che è presentato come un regalo. Il minor gettito dei comuni sarà compensato con trasferimenti dal centro. Ma mentre l'Ici si autoregola, un sussidio per definizione genera una domanda unanime di incremento. Tutto fa pensare che nella manovra su imposte nazionali per sostituirne una locale non ci sia alcun guadagno né di efficienza né di equità. Abolire l’imposta comunale sugli immobili sulla prima casa. Silvio Berlusconi mantiene l’impegno elettorale, e fin qui merita un applauso; ma si tratta di un pessimo impegno. Èstata una rincorsa al peggio (promessa di Berlusconi nel 2006, forte riduzione da parte del governo Prodi, e ora abolizione totale), da ricordare a lungo come esempio di cattiva manovra tributaria e come vittoria dell’apparenza sulla sostanza. UN'IMPOSTA CON LE CARTE IN REGOLA Per spiegare tale tesi, già esposta , va premesso che non c’è paese al mondo in cui la finanza locale non sia alimentata in buona parte dalle imposte sugli immobili, comprese le prime case. Il perché è intuibile. A differenza delle imposte sui redditi e sui consumi, l’Ici non fa litigare i comuni perché la casa sta con certezza da una parte o dall’altra. La casa è poi beneficiaria di una quota importante della spesa locale: spese per viabilità, trasporti, illuminazione, arredo urbano, sicurezza, e così via.
L’Ici si presenta quindi in regola con il principio tributario del beneficio – si paga in relazione al vantaggio ricevuto dalla spesa pubblica - che nella finanza locale esercita ancora un grande ruolo. Può inoltre essere resa moderatamente progressiva attraverso detrazioni alla base, che fanno sì che il pagamento cresca più che proporzionalmente con il valore. Si rispetta così anche il principio costituzionale della capacità contributiva: paga chi può, indipendentemente dai benefici individuali ricevuti, a parte che anche un’Ici strettamente proporzionale genera un gettito progressivo rispetto al reddito, perché i patrimoni risultano più concentrati dei redditi. Non meno importante il ruolo dell’Ici ai fini della buona gestione della “res publica”. Al pari della tassa dei rifiuti solidi urbani, ma con un raggio di azione più ampio, consente infatti ai cittadini di farsi un’idea fondata del rapporto costi benefici dell’attività pubblica e quindi di giudicare correttamente il governo locale e di calibrare la domanda politica: chiedere più servizi e più tasse o meno servizi e meno tasse, se si ritiene di avere una giunta efficiente; oppure pretendere più efficienza e, in prospettiva, cambio di maggioranza, se si ritiene di avere una giunta incapace. In sintesi, l’Ici è l’ onere condominiale pagato dagli abitanti di quel vasto condominio che è la città: costoso ma educativo strumento di informazione e di partecipazione. L'ILLUSIONE TRIBUTARIA. Ma ciò che sorprende e mortifica in questa storia è il risvolto psicologico. L’Ici sulla prima casa riguarda l’80 per cento degli italiani. Tutti felici, quindi. Ma proprio perché sono tanti, anzi sono quasi tutti i contribuenti dato che il restante 20 per cento è rappresentato in media da famiglie con bassi redditi, dovrebbe essere chiaro che gli stessi beneficiari dovranno in altre forme pagare ciò che viene loro presentato come un regalo. Tecnicamente si parla di “illusione tributaria”, ossia di errata percezione che fa credere a benefici superiori o a costi inferiori rispetto alla realtà. Non è la prima e non sarà l’ultima, ma è probabilmente la più vistosa illusione tributaria che si ricordi in tempi recenti. Fa specie che a nessuno venga in mente di chiedere agli abolizionisti di destra e di sinistra come sarà compensato il minor gettito. Con trasferimenti dal centro,ovviamente. Quindi, senza sacrificare i servizi pubblici locali. Ma i conti tornano solo in un primo momento: in seguito, chi e come regolerà la dinamica del sussidio? Un’Ici si autocontrolla, perché il sindaco deve soppesare la popolarità resa dai maggiori servizi con l’impopolarità creata dalla più pesante imposta. Un sussidio per definizione non basta mai sul piano politico e genera una domanda unanime di incremento, alimentando tensioni tra centro e periferia. E comunque, dove il governo troverà i fondi per i comuni? Si spera che nessuno voglia aumentare il debito pubblico, interrompendo quel cammino doloroso ma virtuoso di risanamento avviato da Tommaso Padoa-Schioppa. Ed è difficile pensare a drastiche e immediate riduzioni di spesa pubblica. Non restano quindi che le grandi imposte sui redditi, gli affari e i consumi. Cambia poco se si ipotizza un aumento di tali imposte oppure se, immaginando un maggior gettito generato dalla crescita economica o dalla lotta all’evasione, si ipotizza una loro mancata riduzione. In ogni caso, si tratta di una manovra su imposte nazionali che sostituisce un’imposta locale. E tutto fa pensare che non ci sia alcun guadagno né di efficienza né di equità. Di sicuro, l’effetto è negativo sotto il profilo del federalismo fiscale sia perché si indebolisce l’autonomia locale sia perché affidarsi al prelievo nazionale significa accentuare e non riequilibrare il flusso di risorse che dal Nord va al Sud.
Detto tutto questo, va aggiunto che le prime stime di caduta del gettito, rispetto all’Ici già ridotta da Prodi, vanno da 1,7 a 2,1 miliardi di euro. Si tratta di una caduta importante, ma non tale da destabilizzare il sistema. Nessuna tragedia, quindi. Ma sia chiaro che è un passo indietro, non un passo avanti.
COMUNE DI ROMA. PRIMA GRANA PER IL NEO SINDACO: 7 MILIARDI DI DEBITO29 Aprile 2008. Prima grana per il neo sindaco del Comune di Roma, Gianni Alemanno: un debito di 7 miliardi di euro, che significa 600 milioni l'anno di soli interessi. A tanto ammonta il lascito della gestione dell'ex sindaco Walter Veltroni. Con tale fardello sulle spalle sara' compito arduo offrire ulteriori servizi ai cittadini ma si puo' ottimizzare la spesa comunale risparmiandone il 20%, che e' la percentuale che riconosciamo plausibile ottenere razionalizzando il bilancio capitolino. Al contempo si possono conseguire servizi piu' efficienti ed efficaci per i cittadini romani. E' una sfida difficile che si potra' realizzare nel corso degli anni durante i quali occorre tenere la barra dritta, mettere in conto l'impopolarita' e i facili attacchi degli oppositori. Nei prossimi giorni faremo delle proposte precise al sindaco Alemanno. Da subito gli chiediamo di superare l'occupazione partitica (come l'attuale) della Aziende municipalizzate: sara' un segno di discontinuita'. Ce la fara' il neo sindaco?
Iniziano a Montecitorio i lavori dei nuovi senatori e a sorpresa, Emma Bonino, ministro uscente dello scorso Esecutivo, eletta senatrice tra le fila del Partito Democratico, chiede la parola a Palazzo Madama per proporre la sua candidatura. “Lo prevede il regolamento”, ha detto la Bonino ai microfoni. “Le candidature devono essere parlamenta rizzate e non possono avvenire attraverso gli organi di stampa”.
Immediata la risposta del presidente provvisorio della seduta, Giulio Andreotti, che ha letto un comunicato già preparato. “L’articolo 4 del regolamento del Senato”, ha sottolineato Andreotti, “funziona esclusivamente come seggio elettorale e non può adempiere a incombenze diverse da detto articolo”. Per questo motivo quindi, e anche “in conformità di prassi consolidata” il presidente ha respinto la candidatura: “Non sono ammesse candidature né dichiarazioni di voto. Le richieste avanzate non possono quindi essere accolte”.




Le foto sono tratte da IL TIRRENO.IT
Quella di Pucci è stata una coalizione impresentabile, ampiamente collaudata in provincia: quella che ha eliminato il suffragio ai cittadini in virtù del principio della loro soggiogazione-dipendenza politica e che li ha relegati in una landa senza storia e senza prospettiva. E’ il partito degli affari,la nomenklatura delle segreterie della sinistra arcobaleno che hanno messo in campo un arsenale da guerra impensabile, mescolato ad un Pucci che per 2 precedenti mandati ha manovrato leve e bottoni e addizionato di voti da Forza Italia ai fasci. Lo stesso mix che ha consentito a Giulio Conti di modificare il Regolamento Degli Agri Marmiferi ed il raddoppio di Omya. Da una parte sconfitto il PD, il Partito degli Assessori e dei notabili, dall’altra nessuno creda od immagini che la giunta che Pucci andrà a formare possa fare qualcosa di sinistra. C’è poco da stare allegri. Più in alto, in Provincia, ha vinto il vuoto, l’insostenibile leggerezza dell’essere.




Fra poco saremo come a Napoli. La situazione corrisponde a quella da me descritta. I grossi Camions vuotano i bidoni ma non possono raccogliere ciò che resta fuori dai bidoni. Ci vogliono mezzi più piccoli. E figuriamoci se mezzi più piccoli possono raccogliere più tonnellate dei grandi. Il problema c'è. Pensateci per tempo.



In diretta sul TG 3 , senza ostentare sorrisi, provato dalla dura campagna elettorale , dedica la sua vittoria al P.D. ed alle primarie non celebrate che, a sua detta, si sono celebrate oggi. Questa affermazione, questa mano tesa più per uccidere che per trarre dal guado viene ulteriormente appesantita dalla successiva dello stesso Pucci, per la quale, all'interno del suo schieramento, il peso della sinistra Arcobaleno, viene quantificato non oltre il 20%. Un penoso accattacariche ed incarichi fa da sfondo sfocato alla diretta.



Credo in tutta sincerità che l'analisi del voto sia superflua. Ne leggeremo tante stasera sui blog e , domani, sui giornali. Credo di averci visto giusto da mesi, al di là di tanti profeti. Il PD è stato lo strumento studiato per portare indietro l'orologio di decenni. E, a questo punto,più di tanti discorsi servirebbero i fatti. Tuttavia vedo che molti non hanno capito la lezione, nè la capiranno mai.



Siamo a Bonascola ore 12 di un ordinario Lunedì di ballottaggio. Ma dove sono gli addetti alla spazzatura???A portare la gente ai seggi per votare testarolo?


Da Villa Wanda a Villa Ada.Negli anni 2004 e 2005 Licio Gelli ritenne conveniente avvicinarsi politicamente all'area del centrosinistra .Nel 1996 donò al comune di Pistoia il suo ricco ed interessante archivio, conservato a Villa Wanda residenza abituale del Gran Maestro . Artefice dell'operazione fu la dottoressa Linda Giuva che, come è noto, è la consorte di Massimo Dalema.Ma già da un paio di anni la società "Antiqua 2001" , legata a casa Gelli ,s'era inserita nel lucroso giro d'affari delle speculazioni urbanistiche , che sono diventate l'asse portante della gestione politico-faccendiera della giunta di centrosinistra guidata da Veltroni .Fra i soci di "Antiqua 2001" figurava nel 2004 Maria Sanarelli ,moglie di Raffaelle Gelli ,figlio primogenito di Licio , oltre che la A&DService società legata anche essa all'entourage del Venerabile .Nel mese di Novembre del 2004 fu siglato un incredibile documento d'intesa , molto poco pubblicizzato , fra il Comune di Roma , il WWF nella persona di Piero Pratesi. ed "Antiqua 2001" per dare in gestione a quest'ultima niente di meno che Villa Ada per la risibile somma annua di 1.900 euro. Erano previsti ristoranti ,sale convegni ,negozi ,ecc.Villa Ada è il parco più grande di Roma ; è ricco di vestigia archeologiche : i resti dell'antica Antemnae dove secondo Tito Livio avvenne il ratto delle Sabine ,numerose necropoli pagane , le catacombe di Priscilla ,l'ipogeo gentilizio degli Acili e vi si trovano inoltre i resti della piccola basilica costruita da Papa . Silvestro .La villa fu la residenza di casa Savoia ; fu lì che Mussolini venne arrestato il 25 luglio 1943.Il parco è ricco di popolazione faunistica , è alberato per l'80% e vi sono ubicati tre padiglioni di caccia.L'inaudita operazione di sottrarre il parco ai romani subì un momentaneo arresto perchè i nuovi gestori nel gennaio 2005 arbitrariamente presero possesso prima del tempo di Villa Ada ed incautamente pensarono di recintarlo . Alcuni cittadini ,abituali frequentatori del parco, meravigliati cominciarono ad indagare e vennero a conoscenza del contratto sottoscritto dal Comune e dalla società "Antiqua 2001 ; contratto che divenne così di dominio pubblico .Italia Nostra ,il WWF ed il comitato di quartiere del II° municipio organizzarono vibranti manifestazioni di protesta sin dentro il Campidoglio. Inoltre Piero Pratesi dichiarò di disconoscere la firma e denunciò per falso sia il funzionario del comune che aveva siglato l'atto di concessione che l'amministratore delegato di "Antiqua 2001", per i quali scattò il rinvio a giudizio.Il senatore De Paoli si preoccupò di indagare sull'ignobile tentativo di scempio di beni pubblici e sulla manovra truffaldina di chiaro stampo mafioso e concluse che il Campidoglio ne era responsabile.Veltroni poco credibilmente sostenne di non saperne niente .L'operazione , che avrebbe determinato la devastazione di Villa Ada , sembrò essere apparentemente bloccata ,ma non fu così' .Il 20 Agosto del 2007 la maggioranza politica del Consiglio comunale di Roma ,senza alcun senso del pudore , ha approvato una delibera in deroga al PRG (una delle tante) che prevede per Villa Ada cementificazione per migliaia di mq allo scopo di realizzare bar ,ristoranti,sala polivalente per conferenze e spettacoli ,attività commerciali ,un centro di cultura ludica e parcheggi . All'interno in un ipogeo (incredibile ,ma vero) dovrebbe essere allestito un fantomatico "Museo del Giocattolo" ; costo complessivo dell'operazione :15 milioni di euro.E qui sembra rientrare in ballo Licio Gelli . Nel 2005 ,in contemporanea con l'accordo truffaldino fra la società "Antiqua 2001 " ed il comune di Roma ,quest'ultimo acquistò dall'imprenditore perugino Emilio Servadio ,noto amico e fequentatore di Licio Gelli, una collezione di circa 11.000 pezzi comprendenti bambole,trenini ,pupazzi , che era stata esposta sino al 1999 nel Lagetoismuseet di Stoccolma , per la somma di 5 milioni circa.E torna alla mente un proclama del luglio 2004 di Veltroni che annunciava trionfalmente che Roma avrebbe ospitato entro un paio di anni un Museo del Giocattolo che " permetterà una rivisitazione dei costumi e del rapporto fra società e gioco e … bla,bla,bla …. " .Ed , aggiungo io , si tradurrà in un affarone d'oro per i fortunati gestori.Si scopre così che il progetto di giustificare la cementificazione di Villa Ada con la costruzione di un museo del giocattolo viene da lontano ,era a conoscenza di Veltroni e non è stato in realtà mai abbandonato.Provvederà probabilmente Rutelli ,se verrà eletto sindaco, a portarlo avantiSi sono opposti con forza al PROGETTO DEVASTANTE DI UNO DEI LUOGHI PIU' SUGGESTIVI DELLA CAPITALE i comitati di quartiere, che hanno raccolto migliaia di firme di protesta ,i partiti di opposizione alla giunta affaristica di Veltroni ,Italia Nostra ,il WWF,il Comitato per la Bellezza con un documento sottoscritto da personalità del mondo della cultura come Vittorio Emiliani, G. Pallottino ed il sottosegretario Manconi .L'avvocato Vanessa Ranieri presidente dell'associazione "Villa Ada Green" ha presentato un documentato esposto alla magistratura per violazione dei vincoli archeologici .E' opportuno sottolineare che l'associazione ambientalista "Villa Ada Green" non ha niente a che vedere con i verdi di Pecoraro Scanio che ,come tutti gli altri partiti della maggioranza che faceva capo a Veltroni e che oggi s'è ricompattata intorno a Rutelli, hanno impudentemente votato a favore dell'ignobile speculazione urbanistica (firmata Licio Gelli ).
Alessandro Maggiani
MA NASCERÀ DAVVERO LA SUPER REGIONE DELLA PADANIA?
FANTI SPIEGA LA SUA PROPOSTA PER UNA GRANDE “LEGA DEL PO”
di Francesco Santini . L’accordo tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia per superare la crisi è giudicato dal Presidente emiliano “improcrastinabile”. Quest’area geografica “ha in comune un groviglio di problemi irrisolti”. Alla vigilia dell’incontro Governo-Regioni fissato a Roma per metà novembre, Guido Fanti Presidente della Giunta dell’Emilia Romagna, rilancia con il tema Padania il ruolo dell’area del Po e giudica improcrastinabile un accordo tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia per superare la crisi che ha colpito il Paese. C’è sul tavolo del governo Moro il piano di intervento a medio termine e Guido Fanti propone la partecipazione delle Regioni al dialogo per il rilancio economico. Chiede perciò che al discorso con i Sindacati, il Governo affianchi in parallelo quello con le Regioni impegnate in queste settimane ad attuare i decreti anticongiunturali e a preparare i bilanci del prossimo anno. “È un’occasione che il Paese non può perdere – dice – un appuntamento al quale gli Enti locali, proprio per le funzioni loro attribuite, non possono mancare”. Inserisce su questo punto il progetto di un accordo tra le cinque Regioni dell’area del Po e subito aggiunge che la proposta non nasconde l’insidia di scaricare una nuova forza sul governo centrale: vuole al contrario, “convogliare l’apporto coordinato di un’area geografica che ha in comune un groviglio di problemi irrisolti, di scelte non fatte”. “Nessuno vuole indebolire il governo Moro – dice – anzi la nostra è una proposta di sostegno” e liquida i timori di una aggregazione tra Regioni forti, fatalmente contrapposte ad un Mezzogiorno debole, chiarendo: “Nel Centro- Nord la crisi economica non si è tradotta come al Sud, in crisi sociale: quindi in un discorso ampio di programmazione, la strategia di intervento non si deve risolvere sulla testa del Meridione d’Italia, anzi le cinque Regioni del Po sono chiamate a incidere come fattore di equilibrio”. Fa un esempio, quello dei Servizi sociali che sempre è stato molto a cuore agli amministratori emiliani e si dice pronto a “non pochi sacrifici”. Ricorda che in questo settore il livello raggiunto dalla sua Regione rappresenta una “singolare eccezione” ma si domanda: “In una situazione di crisi e di dissesto generale dell’economia, è giusto continuare con le scuole materne e gli asili nido addebitati alla spesa nazionale? Si possono ancora spendere somme così ingenti?” Per Fanti è necessario un coordinamento della spesa pubblica sul piano nazionale e subito aggiunge: “Noi siamo pronti a sacrificare parte delle nostre risorse purchè si sappia dove vanno a finire questi quattrini e insieme si decida come utilizzarli, si esige quindi un coordinamento secondo priorità valutate e programmate complessivamente”. In questo quadro che parte da un’analisi di crisi per il sistema economico “senza precedenza in 40 anni”, il Presidente della Giunta emiliana, individua nel superamento delle vecchie strutture dello Stato centralistico e nella rapida attuazione del nuovo Stato decentrato, “la via d’uscita per il Paese”. “Le Regioni – dice Fanti – rifiutandosi di chiudersi in se stesse, sono chiamate a svolgere il ruolo di protagoniste della politica nazionale e il consolidarsi dei rapporti permanenti, nell’area padana, rappresenta un contributo decisivo”. Le singole realtà regionali sono per Fanti limitate e i grandi temi, da quello dell’industrializzazione e dell’occupazione a quello degli investimenti “si estendono su aree geografiche ben più vaste; le risorse potenziali del Po sono disperse e inutilizzate, la crisi dell’agricoltura investe pesantemente anche le zone padane tradizionalmente più avanzate. Il patrimonio zootecnico si depaupera di giorno in giorno mentre il più grande fiume italiano è oggi una minaccia naturale, non una fonte di ricchezza”. Il progetto di aggregazione per le Regioni della Valle Padana è in formazione e si annunciano i primi contatti tra i Presidenti delle Giunte regionali. Fanti individua i punti al primo posto e le Regioni padane, nel tentativo di collaborare debbono tenere presenti essenzialmente, con gli sbocchi professionali dei giovani, il lavoro nelle campagne. “Ed è proprio nell’agricoltura che si fa necessario uno sviluppo coordinato tra le Regioni padane e quelle meridionali, non si può continuare a produrre disordinatamente senza confrontarsi sui problemi dell’irrigazione agricola, dei rapporti di produzione in agricoltura, delle colture pregiate, dell’industrializzazione agricola, della connessione agricoltura-industria”. Dall’agricoltura passa all’industria: “C’è da tener conto della domanda sociale, ma è necessario individuare tutti insieme, gli sbocchi sui mercati interni e su quelli esteri, ecco la necessità del confronto fra le Regioni del Po. Non si può ignorare la politica delle localizzazioni industriali, per uno sviluppo equilibrato del territorio”. Fa l’esempio dell’Innocenti, della necessità di riconversione produttiva da programmare con una base di organicità comune. Ecco la via d’uscita in nuovi indirizzi di polita industriale capace di promuovere l’ammodernamento e la ristrutturazione di alcuni comparti e di favorire processi programmati di riconversione nei settori destinati a un ridimensionamento. Dall’agricoltura, all’industria, alla ricerca scientifica, alla utilizzazione delle risorse naturali nell’area del Po, ad una diversa politica finanziaria che consenta un reale coordinamento. “Non c’è dubbio – dice – che non possiamo parlare di una programmazione nazionale e regionale senza lo strumento essenziale della politica finanziaria ed è qui che è necessaria un’iniziativa consona delle Regioni: non solo per la loro autonomia, ma nella direzione più generale di una riforma complessiva della finanza centrale”. Questa della Padania, è per Fanti una proposta essenzialmente politica. Ne ha parlato a Bruxelles, la settimana scorsa in sede CEE con il Presidente Ortoli e dice: “E’ inutile andare a Bruxelles a chiedere soldi per le Regioni quando non ci sono: la nostra proposta è stata diversa: chiediamo piuttosto che siano le Regioni e non la Cassa per il Mezzogiorno a gestire i fondi riservati in sede comunitaria, alle aree depresse del nostro Paese”."
(da La Stampa, 6 novembre 1975)
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Sono usciti i risultati di un sondaggio effettuato dall'ONU.
Giovanni, figlio di una coppia di Rifondazione Comunista, torna a casa e dice alla mamma:
Dopo aver fatto la Rivoluzione russa, aver cancellato le classi sociali e aver dedicato tutta la vita al comunismo, Lenin infine muore. Essendo ateo e avendo perseguitato in vita i religiosi, finisce per essere condannato all'inferno. Quando vi arriva, scopre che la situazione è peggiore che sulla Terra: i condannati vengono sottoposti a sofferenze incredibili, non c'è cibo per tutti, i demoni sono disorganizzati, Satana si comporta come un sovrano assoluto, senza alcun rispetto per i suoi dipendenti o per le anime in pena che soffrono il supplizio eterno. Lenin, indignato, si ribella a questa situazione: organizza cortei, promuove proteste, crea sindacati con i demoni scontenti, fomenta le ribellioni. In poco tempo, l'inferno è rivoltato da cima a fondo: nessuno rispetta più l'autorità di Satana, i demoni chiedono l'aumento di stipendio, le sedute di supplizio rimangono vuote, gli incaricati di mantenere accese le fornaci fanno sciopero. Satana non sa più che fare: come può continuare a funzionare il suo regno, se quel ribelle sta sovvertendo tutte le leggi? Prova ad avere un incontro con lui, ma Lenin, adducendo la scusa che lui non parla con gli oppressori, manda un messaggio tramite un comitato popolare, nel quale dice che non riconosce l'autorità del Capo Supremo. Disperato, Satana si reca in cielo a parlare con San Pietro:
- Vi ricordate di quel tipo che ha fatto la Rivoluzione russa? - chiede Satana.
- Ce ne ricordiamo molto bene - risponde San Pietro - Un comunista. Odiava la religione.
- E' un uomo buono - insiste Satana - Anche se ha i suoi peccati, non merita l'inferno; in definitiva, ha cercato di lottare per un mondo più giusto! Secondo me, dovrebbe stare in paradiso.
San Pietro riflette per un po', poi:
- Penso che tu abbia ragione - si convince infine - Tutti noi abbiamo i nostri peccati, io stesso sono arrivato a rinnegare Cristo per tre volte. Mandalo pure qua.
Contentissimo, Satana torna all'inferno, e invia Lenin direttamente in cielo. Poi, con forte determinazione e una certa violenza, la fa finita con i sindacati dei demoni, scioglie il comitato di anime scontente, proibisce le assemblee e le manifestazioni dei condannati. L'inferno torna a essere quel famoso luogo di tormenti che ha sempre spaventato l'uomo. Pazzo di gioia, Satana si sofferma a immaginare cosa starà succedendo su in cielo.
- Uno di questi giorni, San Pietro ci busserà alla porta, per chiederci di prenderci indietro Lenin! - ride fra sé e sé - Quel comunista avrà trasformato il paradiso in un luogo insopportabile!
Passa il primo mese, passa un anno intero, e dal cielo nessuna notizia. Curioso da morire, Satana decide di andare a vedere cosa sta succedendo. Incontra San Pietro sulla porta del paradiso.
- E qui come vanno le cose? - domanda.
- Benissimo - risponde San Pietro.
- Ma è tutto davvero in ordine?
- Certo! Perché non dovrebbe esserlo?
- Questo qui sta fingendo - pensa Satana - Vorrà rimandarmi indietro Lenin.
- Ascolta, San Pietro, quel comunista che ti ho mandato, si è comportato bene?
- Benissimo!
- Nessuna anarchia?
- Al contrario. Gli angeli sono più liberi che mai, le anime fanno ciò che desiderano, i santi possono entrare e uscire senza un orario.
- E Dio, non reclama per questo eccesso di libertà?
San Pietro guarda, con una certa pietà, il povero diavolo al suo cospetto.
- Dio? Compagno... Dio non esiste!!!

Berlusconi, essendo unto dal Signore, scivola e muore.
Arriva alle porte del Paradiso, dove l'attende paziente San Pietro:
Benvenuto in paradiso, eccellenza. Prima di farla accomodare, devo purtroppo anticiparle che abbiamo un piccolo problema da risolvere.
Vede, è molto raro che un politico d'alto rango arrivi qui in Paradiso, e la verità è che non sappiamo cosa fare con lei.
Così abbiamo deciso di farle trascorrere un giorno all'inferno ed uno in paradiso, cosicché lei possa scegliere liberamente dove trascorrere la sua eternità...
San Pietro accompagna il nuovo arrivato all'ascensore e questi scende, scende fino all'inferno.
Si apre la porta e Berlusconi si trova in mezzo ad un verdissimo campo di golf.
In lontananza intravede una lussuosa club house; davanti, tutti i suoi amici politici che avevano lavorato con lui. Gli corrono incontro e lo abbracciano commossi, ricordando i bei tempi andati, quando tutti insieme si arricchivano alle spalle degli italiani.
Decidono di fare una partita a golf e poi cenano tutti assieme alla club house con caviale e aragosta. Alla cena partecipa pure Satana, che in realtà si dimostra essere una persona molto simpatica, cordiale, e divertente.
Berlusconi si diverte talmente tanto che non si accorge che è già ora di andarsene.
Tutti gli si avvicinano e prima che parta gli stringono calorosamente la mano, lasciandolo triste e profondamente commosso.
L'ascensore sale, sale e si riapre davanti alla porta del paradiso, dove San Pietro lo sta aspettando. Berlusconi passa le successive 24 ore saltellando di nube in nube, suonando l'arpa, pregando e cantando.
Il giorno è lungo e noioso, ma finalmente finisce.
Si presenta finalmente San Pietro che gli chiede:
Eccellenza, ha trascorso un giorno all'inferno ed uno in paradiso, ora può scegliere democraticamente dove trascorrere il resto dell'eternità...
Berlusconi riflette un momento, si gratta la crapa pelata e dice:
Beh, mi consenta, in paradiso è stato tutto molto bello, però credo di essermi trovato meglio all'inferno!
Allora San Pietro scrolla le spalle e lo accompagna all'ascensore.
Scendi, scendi, giunge all'inferno.
Quando le porte si aprono, si ritrova in mezzo ad una terra deserta e piena di immondizie sparse dappertutto.
Vede tutti i suoi amici in tuta da lavoro che raccolgono il pattume e lo depositano in sacchi neri diplastica. Il diavolo gli si avvicina e gli mette un braccio attorno al collo, in segno di benvenuto.
Non capisco... - balbetta Berlusconi
Mi consenta, ieri qui c'era un campo da golf, e una club house, e abbiamo cenato a base di aragosta e caviale, e ci siamo divertiti un sacco.
Ora la terra è solo un deserto pieno di spazzatura e i miei amici sembrano dei miserabili!
Il diavolo lo guarda, sorride e gli dice:
Amico mio, ieri eravamo in campagna elettorale. Oggi, hai già votato per noi...
(ANSA) - ROMA, 26 APR - Una scossa sismica di magnitudo 1.2 e' stata avvertita alle 20.14 dalla popolazione nelle province di Lucca e Massa Carrara. Le localita' prossime all'epicentro sono Barga, nella provincia di Lucca e Montignoso, nella provincia di Massa Carrara. Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile non risultano danni alle persone o alle cose.

È scomparso a Tel Aviv, all'età di 90 anni, Yossi Harel, il comandante della nave "Exodus", la nave che partendo dalla Spezia nell´immediato dopoguerra divenne il simbolo dell´anelito di speranza per l´immigrazione ebraica. Nato a Gerusalemme nel 1919, Harel fu uno dei protagonisti della lotta degli ebrei contro il mandato britannico sulla Palestina ed ebbe un ruolo importante nel favorire l´immigrazione clandestina ebraica nel paese, sfidando il blocco navale britannico. A narrarci le peripezie dei profughi dello sterminio ebreo ci ha pensato nel 1958 Leon Uris con il celebre romanzo Exodus. Alla fine della seconda guerra mondiale il Golfo della Spezia divenne la base di partenza degli scampati ai lager nazisti, uomini, donne e bambini che avevano conosciuto la persecuzione nazista, lo sterminio, la Shoá, l´inferno dei lager, un´esperienza che non fu a lungo raccontabile. E ora guardavano al mare con la speranza di lasciarsi alle spalle l´Europa degli orrori e di raggiungere la "Terra promessa". Dall´estate del 1945 alla primavera del 1948 oltre 23mila ebrei riuscirono a lasciare clandestinamente l´Italia diretti in Palestina. L´Exodus, che in origine batteva bandiera americana, mosse da Porto Venere ai primi di luglio del ´47, sostò a Port-de-Bouc, caricò a Sète, fu assalita e speronata dai cacciatorpedinieri britannici davanti a Kfar Vitkin, in vista delle coste della Palestina. Ci furono dei morti a bordo e la nave fu sequestrata dalla Corona. Gli inglesi rimandarono i profughi ad Amburgo, al campo di Poppendorf, un ex lager trasformato in campo di prigionia per gli ebrei. Solo con la fine del mandato britannico i profughi poterono tornare in Palestina, quando la nave, insieme ad altre salpò di nuovo dal Golfo della Spezia, località che non compare nelle carte geografiche israeliana. La Spezia in Israele è infatti indicata col nome di «Schàar Zion», "Porta di Sion". A soli ventisette anni, Hazel, « sotto la sua responsabilità morale – recita la sua biografia -, e con un audacia che sfiorava l´avventurismo, comandò le quattro navi più grandi della storia dell´immigrazione clandestina, navi sgangherate, con poche lance di salvataggio e senza salvagente, che trasportavano, stipate nelle loro viscere. Masse di gente che avevano perso tutto».
Il comandante dell´Exodus visse a Tel Aviv, conducendo una vita appartata. Tornò dopo sessant´anni alla Spezia per ricevere, nel 2007, il Premio Exodus, il riconoscimento che la città dedica ogni anno a figure che si sono spese nel campo dell´interculturalità e della solidarietà e che abbiano offerto un contributo significativo nell´ottica del dialogo come, per le edizioni passate, lo sono stati Moni Ovadia, Elena Loewenthal, Tullia Zevi, Elio Toaff, Amos Luzzatto e Predrag Matvejevic e Clara Sereni.
“Eliminare le spese inutili degli enti inutili e in particolare delle province”.E’ il proposito dichiarato da Silvio Berlusconi che è intervenuto al forum di Confagricoltura a Taormina parlando dei progetti del prossimo governo di centrodestra. “L’eliminazione delle province porterebbe a risparmi per 10 miliardi di euro senza licenziare alcun dipendente pubblico ma per farlo dovremo affrontare tanti scontri e avere una vasta maggioranza”.
Che siano in gara due testaroli lunigianesi, uno per 10 anni sindaco di Podenzana, capitale del testarolo-panigaccio, la dice lunga sull'importanza e/o l'incidenza di questo Ente sulla vita economica del comprensorio. Una sorta di Presidenza della repubblica territoriale...la stessa che Mussolini inventò coi Prefetti nel suo delirio dittatoriale. La stessa che la sinistra invece voleva moltiplicare all'infinito in un concetto di partecipazione diretta, allargata e decentrata. Una carica che il direttorio catto-comunista ha sempre regalato alla lunigiana per un senso di rispetto verso l'ottusità di questo popolo antico e libero fin dai tempi preistorigi dei menhir e delle statue stele, ma che, grazie alla sinistra, ha subito dal 1945 una subalternità culturale ed economica. Andremo pertanto a votare il niente. Credo lo sappiate. Tra i due niente, se effettivamente lo potesse fare, visto che Angeli sicuramente non lo potrà fare, spenderei una parola a favore di Bondi. Parlo del collegamento Fivizzano-Mare, il progetto mio, di Segnanini e di tanti altri Carraresi che vedevano la possibilità di innestare sulla Strada dei Marmi un rapido corridoio tra Monzone e Carrara, circa 800 metri di galleria. Una galleria che tramite importanti opere che già giungono al Cerreto, avrebbe potuto convogliare a Carrara centinaia di migliaia di persone provenienti dall'oltre appennino Emiliano.Un volume turistico ben superiore a quello di ogni porticciolo od attracco turistico.
di FRANCESCO MERLO
ECCO una bella sfida per la nuova stagione della politica italiana: riprendersi questa piazza che Beppe Grillo riempie ma non merita, e non solo perché, in piena crisi artistica, non riesce più nemmeno a fare ridere. Il punto è che Grillo, per galleggiare nel malumore, ormai deve spararla sempre più grossa. E infatti, in questa escalation, ieri è diventato un altro di quegli irresponsabili italiani che di tanto in tanto vorrebbero riprendere e continuare il lavoro feroce dei partigiani - "ah se solo avessimo più cuore e più coglioni" - scambiando la tragedia della guerra civile con le gag da Bagaglino: "Siamo noi la nuova Resistenza". Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come vuole lui. Come tutti i demagoghi italiani, vorrebbe abbattere la stampa Crede di essere una somma di Totò e del professor Sartori, uno che prende drammaticamente sul serio la propria scienza politica E come tanti altri anche Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come vuole lui: "Pennivendoli di regime". E sogna un capo dello Stato meno "Morfeo" e dunque più decisionista, purché ovviamente nel consiglio di reggenza di questo virile presidenzialismo ci sia lui, Beppe Grillo. Grillo non lo sa, ma il giornalismo, che come tutti i demagoghi italiani anch'egli vorrebbe abbattere, serve anche a mostrare la realtà che sta dietro il dito dell'inaudito. E dunque a segnalare che ieri a Torino la piazza era, come sempre in Italia, molto migliore di lui, nel senso che il malumore del suo "pubblico" non è solo l'umore andato a male di Grillo. E non soltanto perché lì, in mezzo a quei cinquantamila, c'è anche tanta gente che vorrebbe ancora divertirsi a vederlo recitare; gente che - dicono al Sud - lo "buffonia", lo prende in giro, gli fa credere d'esser lì per la sua sapienza politologica e invece è lì soltanto perché in piazza San Carlo non si paga il biglietto.
Insomma alcuni - quanti? - dei suoi fans sono "portoghesi" che sperano di ridere gratis partecipando a uno spettacolo di comicità. E nessuno li comprende meglio di noi che, pur di sentire cantare Ventiquattromila baci o Azzurro, siamo disposti a "buffoniare" Celentano. È così anche per Grillo. L'importante è che, tra una stupidaggine e l'altra di filosofia etica, ci faccia ridere e magari anche ghignare con i suoi lazzi, le sue pernacchie, la sua strumentazione di comico. Abbiamo un rapporto speciale con i comici, noi italiani. Molti di loro ci hanno insegnato trucchi e scorciatoie di grande intelligenza. Abbiamo imparato molte più cose da Totò che non da Gramsci. Totò, con il suo "vota Antonio, vota Antonio", ci diceva per esempio che la campagna elettorale dei suoi tempi somigliava già ad un canovaccio da commedia dell'arte. Ma nient'altro Totò sapeva e voleva e poteva fare. Questo Grillo invece crede di essere una somma di Totò e del professore Sartori, una specie di Sartori totoizzato, uno che prende drammaticamente sul serio la propria scienza politica. E invece tutto può fare Grillo tranne che saltare la propria ombra, che rimane l'ombra di un comico (in crisi). Nella rabbia dell'Italia giustamente insoddisfatta della politica, Beppe Grillo è dunque la carnevalata. I suoi sberleffi, le sue parolacce, le sue linguacce sono i coriandoli di piazza. E si capisce che "mandare a fare in culo" possa apparire più piccante che partecipare a una celebrazione - rituale per quanto solenne - della Resistenza. Aggiungiamo adesso, senza alcuna reticenza, che in quella piazza ieri c'erano umori che non solo non si identificano con gli schizzi di bile nera di Grillo, ma sono, in parte, anche umori nostri. In tutti i movimenti - direbbe Alberoni - c'è chi fa cassa. Da Masaniello a Canepa a Bossi a Grillo... c'è sempre qualcuno che diventa l'espressione sgangherata di malumori forti e legittimi. E la buona politica dovrebbe calarsi dentro di essi; per tirare fuori, ad esempio, il buon umore dal malumore dei produttori del Nord che stanno con Bossi perché si sentono ipertassati e non protetti. Così tra i piazzaioli di Grillo ci sono professionisti, docenti, giovani e giovanissimi che coltivano buoni sentimenti e disagio, e magari in qualche caso sono il meglio della gioventù, quella che non trova espressione nei codici della politica e va dunque a cercare un detonatore o un pantografo che percepisca e ingrandisca il segnale. Due parole infine sulla lotta di liberazione contro i giornali che sarebbero fascisti, fogli di regime eccetera eccetera: roba per il vaffa. Tutti vedono che i giornali italiani sono un esempio di caotico pluralismo che produce più informazione di quanta si possa raccogliere e metabolizzare. Insomma in Italia c'è una sovrapproduzione di informazione che, in menti sciagurate e mediocri, produce ingorghi alluvionali. I casi sono due: o Grillo non riesce ad infilarsi in questo gorgo oppure, lì dentro, si ingolfa la sua intelligenza. Vogliamo dire che Grillo scambia per prepotenza d'altri la propria incapacità di capire che la realtà è l'insieme di centinaia di punti di vista. Nulla di nuovo e nulla di grave, anche perché i giornalisti non sono sacri. L'importante è non attaccare il diritto degli altri a ficcare il naso nella realtà. Se dunque non gli piacciono i mille giornali che lo raccontano in mille modi, tutti diversi da come egli vede se stesso, Grillo faccia lui un giornale che gli somigli di più, che sia specchio del suo narcisismo: un giornale che canta, insulta e sputa in aria.