Non si riuscirà ad “esorcizzare quota 12” se non si esce da una visione pauperistica della realtà che ci porta a credere che coloro che vivono male o appartengono all’area del forte disagio, siano la maggioranza in questo Paese e nelle nostre città.Ai cittadini carraresi, in un recente sondaggio “scientifico”, quindi svolto in una fase di difficoltà economica generale, è stato chiesto di descrivere, di dare un giudizio, sulla propria condizione economica. Il 2,9% l’ha giudicata “molto buona”, il 59,6% “abbastanza buona”, il 31,2% “poco buona”, il 6,3% “per niente buona”.Il 6,3%, l’area del forte disagio economico, significa, rapportato alla popolazione, circa 4.200 persone, più di 1.800 famiglie (a Carrara la dimensione media di una famiglia è 2,3 individui). Sono coloro che, senza tema di smentita, potremmo definire “poveri” che vivono spesso grazie all’assistenza sociale. Sono un numero importante e non trascurabile.Il 31,2% è l’area del disagio, ampliatasi in questi ultimi anni, a livello locale come nazionale. Sono coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese, che hanno ristretto i consumi e li hanno ridotti sul piano quantitativo e qualitativo, quelli che rinunciano alle vacanze, preoccupati dell’aumento delle bollette, dei libri di testo, ecc. Corrispondono a circa 20.400 abitanti, quasi 8.900 famiglie.Al lato opposto abbiamo i “ricchi”, il 2,9%, altre 1.900 persone, 830 famiglie che evidentemente vivono molto bene. Non ho dati recenti, solo per un paragone, nel 2004 appena 211 carraresi dichiararono al Fisco un reddito superiore ai 100.000 euro, vogliamo dire che quel numero, nella realtà, andrebbe moltiplicato almeno per quattro?Poi abbiamo la classe media, 59,6%, 39.000 persone, quasi 17.000 famiglie, che pur preoccupate di non cadere nella soglia del “31,2%”, dichiarano una condizione economica “abbastanza buona”. Stanno attenti ai consumi, ma continuano a frequentare Coop, Esselunga e Conad e non i discount, bevono nei bar affollati aperitivi da 6 ad 8 euro, riempiono i ristoranti, vanno in vacanza, magari per periodi più brevi, affittano le esaurite cabine degli stabilimenti balneari di Marina di Carrara, hanno almeno due auto in famiglia, casa in proprietà (a Carrara è in proprietà oltre l’80% delle abitazioni), i figli al venerdì in discoteca, hanno computer, internet e macchina fotografica digitale, ecc. Chi sono? Non soltanto liberi professionisti, artigiani, commercianti, il popolo della partita iva, ma anche lavoratori dipendenti dove, all’interno dell’ “azienda famiglia” riescono a sommare una pluralità di redditi, regolari, in nero, pensione del genitore convivente, ecc.. In un contesto dove, come sappiamo, non è più la “collocazione di classe” a determinare la quantità di reddito a disposizione del nucleo familiare…Sono quelli che, ad esempio, vedono con favore la detassazione degli straordinari, l’abolizione dell’Ici, il federalismo fiscale, il liberismo in economia, ecc.Insomma, a Carrara, ma anche nel resto del Paese, il 60% dei cittadini vive, tutto sommato, bene.Ora questi ceti sociali maggioritari, sono da sempre regalati dalla Sinistra al Centrodestra, senza colpo ferire e non a caso invece, nelle nostre realtà hanno avuto ed hanno successo personaggi come Angelo Zubbani a Carrara o Roberto Pucci a Massa, entrambi borderline, cioè capaci di raccogliere consensi sia nel serbatoio del 60% che “stanno bene”, sia nel 40% che soffrono una situazione di disagio più o meno accentuato.Pucci e Zubbani ( tra loro si intendono bene), sono stati in grado di fare “da sinistra” (lo riscrivo, “da sinistra”), ciò che Berlusconi, su scala nazionale, ha fatto “da destra”.Questa è, a mio avviso, la strada per rivincere sul piano nazionale, è la strada che aveva intrapreso il Partito Democratico suscitando ampie aspettative e che occorrerà rapidamente riprendere. 

Il Sole 24ore non ha fatto altro che pubblicare una statistica su base nazionale basata su dati ufficiali relativi alle dichiarazoni dei redditi.Il tutto senza contare l'evasione fiscale che esiste e che avrebbe portato il dato a un livello più alto.Poi uno ,competente o meno,puo' leggere i dati come vuole e interpretarli a suo piacimento farcendo il tutto con demagogia di basso livello(chi prende mille euro al mese ha bisogno di aiuto concreto,non di parole in libertà in rete),ma la matematica,se non erro,è una delle poche cose della vita che non è opinabile.La ricchezza è ovunque e non credo che a Torino o Milano ci siano industriali che fatturino meno dei baroni del marmo locali.Probabilmente la verità è che c'è una fascia di persone con grossi problemi di liquidità che ha grosse difficoltà a uscire dalla situazione di disagio economico in cui versa e una ricchezza diffusa(spesso derivante da rendite del passato lasciate da mamma e papà)che quando"dichiarata"alza i parametri di riferimento delle statistiche..Del resto riguardo alla presunta miseria diffusissima della popolazione carrarina basta fermarsi a un qualsiasi semaforo e contare le auto sotto i 18000 euro che passano..Non sono moltissime..Ps:Per quanto riguarda l'esperto economista"utente anonimo"che dice che non ho capito un cazzo spero presto di avere tempo per mettermi al suo livello di analista (che certo deve migliorare in comunicazione ed educazione,ma non si puo' essere maestri in tutto nella vita..) Maurieternauta.



In realtà è stato fatto solo l'ennesimo divieto di parcheggio dalle 19 all' 1...proprio quando i negozi chiudono!
Sul un vechio numero dello Svegliarino, apparso ormai anni fa mi pregiavo di ricostruire dal punto di vista storico l’istituto giuridico attinente la complessa problematica dei “beni estimati”, tra editti, antichi statuti, fino a giungere alle più recenti tesi dottrinarie ed alle sentenze dei tribunali di merito, di quelli amministrativi e della Corte Costituzionale. Non mancava, come è ovvio, una considerazione politica, scomoda quanto la si voglia, ma ben percepibile come un netto segnale indirizzato in via diretta ad alcuni sparuti giuristi che se ne erano occupati, alcuni senza speculazione ma per solo amor di intelletto e di studio ed altri, invece, richiesti e pagati dalle amministrazioni, un segnale forte rivolto, in seconda istanza, ai proprietari di cava ed agli industriali e, infine in maniera dirompente alle forze politiche del centro sinistra tacciate di immobilismo e di incoerente trasformismo di fronte a tanta evidenza.Già, cito per ultime le forze politiche perché in questa città, come ai tempi dei padroni delle ferriere, esse dapprima sono mute e sorde , poi iniziano sparute ad incontrarsi, quando la luce del sole svanisce, mescolando in maniera inconsueta nelle loro riunioni falci e martello a squadre e compassi e, infine, o partoriscono topolini o tacciono sperando che il silenzio scoraggi chi intende parlare o che costui non ne abbia più i mezzi o che si faccia irretire da promesse. Chiedono pareri ai migliori giuristi, usano mezzi di dissuasione e di corruttela e poi , fatta piazza pulita delle ideologie, legano al fin l’asino dove vuole il padrone, anche se su un ciglio di un dirupo, bramando poi tuttavia, i materiali esecutori, anche di sottrarre al povero animale il sacco di biada che sta mangiando e di macellarne le carni se dovesse scivolare nell’abisso. Sui beni estimati da nessuno di questi ceti o caste abbiamo ricevuto smentite, talchè appare quantomeno conforme al diritto l’esigenza e l’istanza levata a che la nostra collettività carrarese si riappropri di un patrimonio notevole . Questo appare almeno il grido e la voce che gli intellettuali possono a loro rischio sostenere a Carrara, quando abbiano mezzi propri per sopravvivere senza dover gravitare nell’orbe e nelle guarentigie di questa amministrazione, vivendo del poco pane che è concesso a chi non sia aduso chinar la testa. Ma nessun grido tuttavia si ode, ma un sommesso vociare di chi ti approva senza volersi far né vedere né ascoltare. Questa delle vigliaccherie è la forma peggiore, quella del piede che due scarpe calza per opportunità nei confronti di chi oggi è oppositore e domani potrebbe essere governante. Comunque ad ora non vi è traccia di dove l’asino sia stato legato e viene il sospetto che in verità gli abbiano già portato via la soma, la biada e che se ne siano spartiti le carni.Verrà un giorno, spero, in cui agli abissi non si porteranno più gli asini.
GENOVA - Un ventiquattrenne angolano, Assuna Benvindo Muteba, figlio di un dirigente del ministero del'Innovazione dell'Angola e studente laureando in economia e commercio a Genova, è stato aggredito, insultato e ferito venerdì notte di fronte a testimoni da 13 estremisti di destra. Il giovane, attraverso le pagine del quotidiano genovese «Corriere Mercantile» , ha denunciato l'aggressione subita venerdì notte sulla passeggiata Anita Garibaldi di Genova Nervi. Sul caso indaga la polizia di Genova che sta procedendo all'identificazione degli aggressori. Il ventiquattrenne ha riportato lesioni al capo e agli arti giudicate guaribili in otto giorni dai medici del pronto soccorso dell'ospedale San Martino di Genova che lo hanno visitato e dimesso.
PRIMA GLI INSULTI, POI L'AGGRESSIONE - Secondo quanto riferito dalla vittima e dalla ragazza che era con lui, in principio otto giovani italiani dall'aspetto e dai modi di estremisti di destra hanno preso a insultare il giovane angolano. Avrebbero pronunciato frasi pesantissime: «Stasera ho voglia di picchiare qualcuno. Guarda sta passando uno sporco negro...quasi quasi mi sfogo con lui. Puzzi, lo sai negro? Te ne devi tornare al tuo paese, in Africa. Ti ammazzo», avrebbe detto uno di questi. Il ventiquattrenne ha cercato di evitare contatti, senza riuscirvi. Gli otto gli si sono fatti intorno e hanno preso a malmenarlo. Al primo gruppo di aggressori si sono unite altre cinque persone. Solo quando la ragazza ha chiamato la polizia, il gruppo si è dileguato. «È stato terribile - racconta il giovane sulle pagine del quotidiano - Mi arrivavano colpi da ogni parte. Al volto, alle gambe, all'addome. Non riuscivo a respirare, non vedevo nulla. E poi gli insulti, terribili. Non voglio neppure ripeterli. Cosa ho pensato in quel momento? Solo a non cadere, a rimanere in piedi. Se fossi finito a terra probabilmente a quest'ora non sarei qui a raccontare questa storia».
Fonte: Corriere della sera